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Interpreti: Aleardo Caliari e Anna Priori
Al pianoforte: il Maestro Paolo Beretta
Originale cabarettistico in due tempi
Autore: Aleardo Caliari
Regia di: Aleardo Caliari
Esigenze tecniche: Pedana o palcoscenico Pianoforte mezzacoda o verticale purchè perfettamente accordato €2.500 + Iva 10%
Descrizione Spettacolo
Tra languide canzoni da Tabarin ed erotismo d'avanspettacolo, scettici e maliarde ballano perdutamente nei folli anni '20.
Le canzoni italiane degli anni '20 sono state le prime ad essere composte interamente in lingua. Sino ad allora vi era stata la prevalenza letteraria dei diversi dialetti. Nel primo dopoguerra, parallelamente alla sua diffusione nei grandi centri urbani, l'uso dell'italiano si afferma anche attraverso le parole delle canzoni. La loro spiccata originalità , sotto l'aspetto squisitamente musicale, si evidenzia in frasi melodiche più brevi, le prime concepite per adattarsi alla danza.
Secondo la maggior parte dei musicologi la prima canzone rappresentativa della nuova italianità raggiunta nel periodo giolittiano è proprio "Come pioveva" di Armando Gill.
Nelle canzoni degli anni '20 infatti il linguaggio riflette i valori e le aspirazioni di una nuova borghesia arricchitasi per lo più con la Grande Guerra ed al cui seguito una piccola borghesia irrequieta, vogliosa di vivere al di sopra delle proprie possibilità avrebbe di lì a poco condotto al fascismo. Nella famosa canzone "Addio Tabarin" composta nell'anno della marcia su Roma (1922), la censura dell'epoca tagliò ben presto i versi del finale: "... preme ormai la legion / di chi incerto è / d'avere un pan / doman". Nei Tabarin, apertisi rapidamente nelle maggiori città italiane, ci si sforzava d'imitare lo stile di vita di Parigi "città del vizio e della lussuria" e di rifare il verso ai cosidetti "apaches", ai "gigolò" ed alle "gigolettes" d'oltralpe.
I divi e le dive dei Tabarin degli anni '20, oltre al già citato Armando Gill, di professione avvocato ed il cui vero nome era Michele Testa, furono i famosissimi Gino Franzi e l'affascinante Anna Fougez, al secolo Anna Pappacena da Taranto.
Il regime restrinse gli spazi concessi "alla spensieratezza ed all'oblio" e, deplorando la scandalosa "esterofilia" dei Tabarin, ne affrettò la chiusura. Altri fenomeni allora si stavano diffondendo nel campo dello spettacolo, tra cui degno cli nota fu il proliferare di sale cinematografiche e, spesso nello stesso locale, del "Teatro di Varietà ".
I futuristi italiani e lo stesso Marinetti guardavano allora al Varietà come al teatro del futuro e le canzoni a doppio, triplo, quadruplo senso che vi circolavano restano tra i più significativi documenti dell'evoluzione del costume e dei sentimenti dell'epoca
| PROGRAMMA |
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Addio Tabarin |
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Borella-Rulli |
1922 |
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Cocottina |
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Ripp |
1920 |
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Come pioveva |
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Armando Gill |
1919 |
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Come una Coppa di Champagne |
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Borella-Rampodi |
1920 |
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Era nata a Novi |
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Ripp |
1921 |
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I canarin delle canarie |
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Ripp |
1922 |
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Il capriccio |
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De Filippis-Rulli |
1920 |
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In rotta |
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Ripp |
1920 |
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Johnson |
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Cherubini-Rulli |
1923 |
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L'ultima tazza di the |
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Marf-Mascheroni |
1926 |
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L'unico rimedio |
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Vigliani |
1928 |
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L'Uomo è fumator |
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Borella-Ranzato |
1922 |
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La Jawa rossa |
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A.R.Borella |
1920 |
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Le signorine da marito |
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Ripp |
1924 |
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Mutandine di chiffon |
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Marf |
1921 |
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Scettico Blues |
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De Filippis-Rulli |
1920 |
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Si chiamava Alfonso |
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Imbimbo-Cataldo |
1924 |
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Si fa ma non si dice |
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Mendes-Mascheroni |
1929 |
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Soldatini di ferro |
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P.Mendes-Lacchini |
1928 |
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Ti darò quel fiore |
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Marf-Mascheroni |
1929 |
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Yvonne |
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Cherubini-Rulli |
1921 |
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Interpreti: Le canzoni del Cafè Chantant (1900-1918) con: Aleardo Caliari e Chicca Minini
Al pianoforte: Accompagnamento pianistico e variazioni del Maestro Paolo Beretta
Ricerca musicologica di Aleardo Caliari Ruggiero Simoni
Descrizione dello spettacolo
A favorire la nascita della canzone "all'italiana" concorse in maniera determinante l'affermarsi in Italia, nell'ultimo decennio dell'ottocento, del "Cafè Chantant", locale di divertimento così definito con un francesismo che ne rivendica le origini.
Nelle maggiori città della penisola nel volger di pochi anni aprirono numerosi locali di questo tipo ed il pubblico che li frequentava era in maggioranza popolare ma vedeva una significativa presenza di nobili ed intellettuali che lo preferivano al teatro borghese di prosa, all'opera lirica ed al balletto classico. In un ambiente popolare che manteneva ed esaltava la prevalenza del dialetto la canzone di CafÚ Chantant era di volta in volta vicina all'operetta, alla canzone popolare, alla romanza da camera, al "contrasto" comico, alla "chanson a diction" o da cabaret, alla celebre "macchietta" con accompagnamento musicale. Attraverso la contaminazione con generi diversi il Cafè Chantant contribuì in maniera decisiva alla nascita della cosidetta canzone melodica "all'italiana", creando le condizioni per farla uscire dai salotti e dai teatri lirici, alleggerendola del suo passato melodrammatico. Lo spettacolo di teatro musicale "leggero" in Italia nasce con il Cafè Chantant e prenderà successivamente il nome di spettacolo di Varietà . Nel Nord da Trieste a Torino e soprattutto a Milano, grazie anche alla sperimentazione futurista, il Cafè Chantant evolverà in Teatro di Varietà , in Teatro della Sorpresa, in Music Hall, in Avanspettacolo o Rivista, mentre nella tradizione Centro-meridionale resterà sostanzialmente legato al teatro comico in dialetto. A Napoli il Cafè Chantant fu la culla della "canzone napoletana" diventata poi famosa in tutto il mondo. Il "Salone Margherita" di Napoli, inaugurato nel 1890, all'inizio vide la presenza di sole "vedette" straniere (fra cui la Bella Otero, Cleo de Merode, Eugènie Fougère, Mirtzel Kirchner, Lucy Nanoon, Consuelo Tortajada) ma ben presto gli artisti partenopei presero il sopravvento con Berardo Cantalamessa, Elvira Donnarumma, Raffaele Viviani, Peppino Villani, Pasquariello e Nicola Maldacea, considerato il re della macchietta (ne aveva in repertorio circa 600). A Roma l'omologo "Salone Margherita" venne inaugurato solo nel 1908 ma gli artisti romani più famosi, come Leopoldo Fregoli e Lina Cavalieri, detta "la donna più bella del mondo", Maria Campi (inventrice della "mossa") ed Ettore Petrolini, si erano già affermati in locali molto modesti definiti "osterie chantant" dove predominava ancora lo stornello in romanesco. Così anche alle "Folies Bergères" di Firenze dove, accanto a famosi artisti di Vienna, Londra o Parigi, si eseguivano le stornellate toscane. Al Nord invece, da Trieste a Torino furoreggiavano i motivi delle operette francesi o viennesi alla moda. Sotto la Mole si rideva con le "macchiette" militari di Primo Cuttica e ci si beava alla vista delle forme statuarie delle "chanteuse" piemontesi Anita di Landa, Mary Fleur ed Ersilia Samperi, detta "la signora del Varietà ". Milano era allora l'unica "piazza" di rilevanza nazionale; senza contare gli artisti stranieri di passaggio, e non c'era artista della penisola che non la considerasse una tappa obbligata nella sua carriera. L'Eden di Piazza Castello era allora "la Scala" dei Cafè Chantant milanesi. Ma erano considerati prestigiosi anche l'Apollo di Piazza Duomo, il Trianon di corso Vittono Emanuele, il Diana di Porta Venezia, il San Martino, vicino piazza Beccaria, e soprattutto il Morisetti della Galleria. Indimenticabili "macchiette" milanesi, come il Barbapedanna ed il Falatajà , ne erano assidui, per il divertimento degli avventori. In un clima che risente ancora della Scapigliatura non si può passare sotto silenzio la "Turlupineide" di Renato Simoni, andata in scena nel 1908, che vide la presenza tra i protagonisti del Ferravilla e di Giovanni Barrella e con la quale si può dire che nasca il moderno varietà . Ma l'interprete di Cafè Chantant più acclamato a Milano fu "Lucien" ossia Luciano Molinari, nato a Garlasco, insuperabile "viveur" dagl' immancabili, immacolati guanti bianchi (si mormorava che ne avesse una collezione di interi bauli) e che a chi chiedeva ragione del suo successo rispondeva dipendesse dal fatto che "sapeva caminà sul fil de fèr". Rapidamente affermatosi, il Cafè Chantant nel volger di pochi anni scomparve, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale ma soprattutto con il dilagare del cinematografo. La sua vena antiretorica, vernacolare, irriverente, grottesca, raffinatamente plebea, meglio aderiva alla disunione culturale di un'Italia che non aveva saputo salvaguardare con il federalismo le differenti tradizioni e patrimoni linguistici e che, viceversa, con un rigido centralismo sabaudo assommato alla corruttela di Roma, aveva imboccato la strada del dannunzianesimo patriottardo più deteriore. Alla fine del conflitto mondiale non c'è più traccia del Cafè Chantant, l'Italia è un paese finalmente unificato, almeno sotto il profilo della distribuzione geografica delle perdite umane, ed altri locali s'imporranno e con loro nuove mode. Il teatro di varietà ne sarà la continuazione.
PROGRAMMA
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'A Primmadonna |
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F. Russo-Valente |
1900 Napoli |
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'A serva |
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Barbieri-Galgani |
1905 Napoli |
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Cinematografì Cinematografà |
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Capaldo-Galgani |
1906 Napoli |
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E girala la rota |
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Carocci |
1899 Firenze |
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Fammi volare |
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Colombino-Arona |
1910 Milano |
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FruFru |
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ChristinÚ (?) |
1912 Milano |
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Hannet e Polpett |
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Mattiello-Falvo |
1902 |
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I Grigioverdi |
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1914 Torino |
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Il balbuziente |
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Trilussa-Calzelli |
1906 Napoli |
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Il benefattore moderno |
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Valente |
1906 Milano |
 |
Il collettivista |
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1906 Napoli |
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Il garofano rosso |
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E. A. Mario-Goublier |
1918 Milano |
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Il museo vivente |
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F. Russo-Valente |
1900 Roma |
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Il tenentino |
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Ricci-Valente |
1901 Torino |
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Il vetturino cicerone |
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Trilussa-Valente |
1901 Roma |
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Jett' 'o bbeleno |
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Lardini-Ruber-De Gregorio |
1901 Napoli |
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L'edera |
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Furnò-Cosentino |
1905 Firenze |
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L'ingenua |
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Mirelli-Albin |
1910 Firenze |
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La cameriera d'albergo |
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F. Russo-Valente |
1906 Roma |
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La Cocotte intellettuale |
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Trilussa-Valente |
1908 Roma |
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La signorina del giornale |
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Cuttica-ChristinÚ |
1913 Torino |
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Le vieux garçon |
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F. Russo-Valente |
1905 Napoli |
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Ninì Tirabusciò |
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Califano-Gambardella |
1911 Napoli |
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Reginella |
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Lama-Bovio |
1917 Napoli |
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Interpreti: Aleardo Caliari e Anna Priori
Al pianoforte: il Maestro Paolo Beretta
Autore: Aleardo Caliari
Regia di: Aleardo Caliari
Esigenze tecniche: Palcoscenico o pedana Pianoforte mezzacoda o verticale purché perfettamente accordato €2.500 + Iva 10%
Descrizione dello spettacolo
Un raffinato recital di canzoni sceneggiate tratte dai più celebri repertori europei d'inizio secolo (1919-1918)cui s'aggiungono contrasti comici e poesie a dizione secondo la tradizione del duetto eccentrico all'italiana, disponibile in tre versioni con diversi programmi. In concorrenza con le seduzioni del grande e del piccolo schermo oggi la sopravvivenza stessa del teatro appare sempre più legata alla sua esclusiva capacità di esprimere quell'aura irripetibile che si sprigiona dall'evento. Quel teatro di varietà che, secondo Marinetti, meglio avrebbe potuto rappresentare le caratteristiche essenziali della cultura delle avanguardie del novecento da tempo Ú entrato in tutte le case della penisola sotto forma di varietà televisivo, privato cioÚ di ogni autentica liberatoria carica trasgressiva, di ogni irridente impulso antiretorico. Il marinettiano "chiaro di luna" si Ú forse nascosto nel telecomando? Esiste ancora o potrebbe tornare ad esistere d'altronde il varietà ? Occorre forse ripartire dal cafÚ chantant per ritrovare, anche se non in forma organica, momenti lirici, comicità immediata, satira di costume di un' Italia ancora e sempre eguale a sÚ stessa dopo un secolo, frammenti di un universo popolare che, anche attraverso la distanza con il nostro quotidiano, ci sorprendono, coinvolgono e divertono. Lo spettacolo "CafÚ Chantant Primonovecento" Ú dunque una raccolta antologica di repertori musicali e teatrali di celebri artisti di cafÚ chantant e di varietà fin de siÚcle e del primo del novecento. Quello che in Italia veniva allora esclusivamente eseguito da Nicola Maldacea o da Berardo Cantalamesse, da Maria Campi o dalla Di Landa e, analogamente, in Francia da Fragson o da Mayol o da Yvette Guilbert, viene riproposto oggi, ma in una certa misura anche reinventato, ad evitare ogni improponibile confronto o velleità di imitazione, da due interpreti come Aleardo Caliari e Chicca Minini che, attraverso un lavoro di autentica sperimentazione teatrale diretta, con il pubblico, nel corso di alcuni anni (il Caliari ha iniziato questa sperimentazione sin dal 1980) sono così pervenuti ad una personale, originale acquisizione del repertorio. Protagonisti di "CafÚ Chantant Primonovecento" sono due "duettisti", secondo la moda del tempo. Quando si parla di duetti si può facilmente risalire alle più antiche forme letterarie o musicali, ai "contrasti" o persino alle "pastorelle" provenzali. Ma agli inizi del' 900 si potevano acquistare ancora nei mercati e per le strade cittadine i famosi "fogli volanti" che riportavano testi di canzoni e componimenti poetici in rima che permettono di risalire alle fonti di certo cafÚ chantant di tipo più popolare. Innumerevoli erano le coppie di "duettisti" e tra le tante "Coppia Voccia", "Coppia Fantoni", "Coppia Butterfly", "Ines e Taki", "Duo Berardi Aldighieri", basti ricordare il famosissimo "Duo Gildo" di cui faceva parte Armando Gill autore della notissima "Come pioveva" e le coppie con partners diverse, tra cui Maria Campi, inventrice della "mossa", formate dallo stesso Petrolini agli inizi della cariera. Questo particolare mondo dei "duettisti", naturalmente "eccentrici", questo particolare "clima" di compagnia familiare caratterizza il cafÚ chantant italiano d'inizio secolo. Si aprono così di fronte a noi quei percorsi artistici fatti di vere o presunte interminabili tournÚ all' estero (preferibilmente a Parigi, ma anche a Londra, a New York o in Sudamerica), più spesso di lotta per l' esistenza, di quotidiana genialità e autentica fame che attualmente ancora riportano il teatro italiano alle soglie della Commedia dell'Arte.
| PROGRAMMA |
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 |
'A Primmadonna |
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F. Russo-Valente |
1900 Napoli |
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'A serva |
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Barbieri-Galgani |
1905 Napoli |
 |
Cinematografì Cinematografà |
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Capaldo-Galgani |
1906 Napoli |
 |
Fammi volare |
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Colombino-Arona |
1910 Milano |
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Hannet e Polpett |
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Mattiello-Falvo |
1902 |
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I Grigioverdi |
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1914 Torino |
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Il balbuziente |
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Trilussa-Calzelli |
1906 Napoli |
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Il benefattore moderno |
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Valente |
1906 Milano |
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Il collettivista |
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1906 Napoli |
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Il garofano rosso |
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E. A. Mario-Goublier |
1918 Milano |
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Il pompiere del Teatro |
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1900 |
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Il vetturino cicerone |
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Trilussa-Valente |
1901 Roma |
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Jamais en colère |
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1914 |
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Jett' 'o bbeleno |
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Lardini-Ruber-De Gregorio |
1901 Napoli |
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L'ingenua |
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Mirelli-Albin |
1910 Firenze |
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La Cocotte intellettuale |
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Trilussa-Valente |
1908 Roma |
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Le vieux garçon |
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F. Russo-Valente |
1905 Napoli |
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Lo piglio o non lo piglio? |
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1908 |
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Ninì Tirabusciò |
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Califano-Gambardella |
1911 Napoli |
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Prend garde a Tchou Tchin Tchou! |
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1917 |
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Quand on vous aime comme ça |
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1895 |
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Reginella |
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Lama-Bovio |
1917 Napoli |
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Interpreti: Aleardo Caliari, Anna Priori e Alessandra Raichi
Al pianoforte: il Maestro Paolo Beretta
Promovideo disponibile
Autore: Aleardo Caliari
Regia di: Aleardo Caliari
Esigenze tecniche: Pedana o palco dimensioni minime m. 6x4. Tastiera elettronica o pianoforte mezzacoda perfettamente accordato. €3.000 + Iva 10%
Descrizione dello spettacolo
Le canzoni della Rivista (1946-1949).
Varietà originale in due tempi.
Appena finita la guerra marito e moglie si sistemano in un nuovo appartamento intenzionati a ricostruirsi una vita completamente diversa da quella, colma di ristrettezze e sacrifici, conosciuta in passato. Il "boogie woogie", la neo-nata repubblica italiana, gli aiuti americani del "piano Marshall", l'ansia di libertà e di ricostruzione, scatenano l'ottimismo. La famiglia tuttavia comincia a cambiare, bombardata da nuovi miti, esigenze e ritmi di vita: l'avvento della televisione ne incrina la "privacy" e tra un quiz ed un balletto la casa diventa a suo modo un palcoscenico. Il capofamiglia, spodestato, cerca di affermarsi sul lavoro in feroce concorrenza con "gli alitri" ma, travolto nella duplice competizione, si rifugia infine nel sogno, ultimo espediente per evadere dalla dura realtà quotidiana. Dal 78 fino al trionfo del 45 giri. Le più belle canzoni dell'ultimo dopoguerra, quando gli italiani erano "poveri ma belli", circolavano poche automobili e la televisione la si guardava in gruppo al bar o con gli ospiti, a casa di chi ce l'aveva. L'Italia dei primi Festival di Sanremo, fino al '58 quando finalmente decolla con "Volare". Il 3 novembre 1946 vengono ripristinati i collegamenti tra le stazioni radio del Nord e quelle del Centro-Sud, escluso la Sardegna, ma i programmi riunificati, accanto alla significativa presenza della musica jazz, registrano la ripresa della canzone regionale e di quella tradizionale "all'italiana" che per ritmo, melodia, struttura letteraria, arrangiamento orchestrale, autori ed interpreti rappresenta la continuità pressocché assoluta con il decennio precedente. Le voci di Rabagliati, del Trio Lescano, di Oscar Carboni e di Natalino Otto imperversano nelle trasmissioni della RAI fino quasi alla metà degli anni '50. Ad esse si aggiungono quelle di altri interpreti rimasti famosi, come Nilla Pizzi, Gino Latilla, Carla Boni, il Duo Fasano, Achille Togliani, Giorgio Consolini, Claudio Villa, Flo Sandon's, Katyna Ranieri, il Quartetto Cetra, Teddy Reno. Alle orchestre di Pippo Barzizza e del Maestro Angelini si aggiungono quelle di Armando Trovajoli e del Maestro Semprini. Solo i cantanti come Carlo Buti, interprete delle canzoni fasciste di propaganda bellica, spariscono dalla scena. Gli autori delle stesse canzoni di regime invece, meno noti al grande pubblico, sfuggono all' epurazione. Mario Ruccione, autore della famigerata "Canzone dei sommergibili", di "Faccetta nera", della "Sagra di Giarabub", tranquillamente si ricicla con "Serenata celeste", "...E la barca tornò sola" ed altre canzoni di successo fino a vincere il Festival di Sanremo con "Buongiorno tristezza" affidata sapientemente alla voce del "reuccio della canzone" Claudio Villa. Il disco, a 78 giri per grammofoni a manovella, Ú merce rara e di produzione molto limitata. La radio Ú per tutti ma non tutti ce l'hanno. Nel 1952 su 10 famiglie italiane solo 3 se la possono permettere; due apparecchi su tre si trovano al Nord. Più della metà degli italiani si esprime prevalentemente in dialetto e non capisce né tollera il dialetto altrui. Per ascoltare la radio molti si sforzano d'imparare la lingua di Dante. Nel '54 la Doxa informa che quando non lavorano gli italiani non fanno nulla: riposano, giocano a carte, fumano per passare il tempo o al massimo ascoltano la radio. Cinema, teatro di prosa e di rivista conoscono tuttavia una grande stagione tra l' immediato dopoguerra e la fine degli anni '50. In tutta Italia aprono migliaia di sale cinematografiche per proiettare i grandi film holliwoodiani, i kolossal storici girati a Cinecittà e i capolavori del cosiddetto neorealismo, aspramente censurati dal ministro Andreotti.
Il Piccolo Teatro di Milano fondato da Paolo Grasi e Giorgio Strehler Ú il primo teatro stabile italiano e, pur nel clima polemico della guerra fredda, rappresenta con unanime successo Goldoni, Shakespeare, Gorkj, Bertolazzi, Cechov, Bertold Brecht. Il teatro di varietà e di rivista conosce la sua ultima trionfale passerella con Totò, Anna Magnani, Erminio Macario, Wanda Osiris, Ugo Tognazzi, Dorian Gray, Aldo Fabrizi, Delia Scala, Walter Chiari, Alberto Sordi, Lauretta Masiero, Renato Rascel, Carlo Dapporto, Peppino De Filippo, Nino Taranto, Odoardo Spadaro, Tino Scotti, le sorelle Nava, Raimondo Vianello, Billi e Riva, Isa Barzizza, Carlo Croccolo, Gianni Agus... Dovunque appaiono donne discinte arriva la censura, lo stesso avviene per ambientazioni troppo realistiche della miseria, neanche Shakespeare sfugge alla censura. I testi delle canzoni a loro volta sono sottoposti a rigidissimo controllo ed Ú sufficiente una parola troppo esplicita per far scattare la censura. Per una canzone allora l' esclusione dalle trasmissioni radiofoniche, in assenza di un mercato discografico, vuol dire l'impossibilità di rivolgersi al grande pubblico e quindi l' insuccesso. Fino all'avvento della televisione chi parla alla radio raggiunge la notorietà e poterci andare a cantare Ú il sogno proibito di molti. Con Irasmissioni come "Il microfono Ú vostro" però la RAI si rivolge direttamente al pubblico, promuove concorsi, ricerca voci nuove. Nel '51 trasmette in diretta tutte e tre le serate della prima edizione del Festival di Sanremo, dando così inizio ad una tradizione che lo ha consacrato Festival nazionale della canzone "all' italiana". Gli italiani che hanno vissuto il fascismo e la guerra pur detestando quasi tutti il defunto regime, tendono a rimpiangere il passato, la loro giovinezza e la sicurezza della vita provinciale d' un tempo, scossa dai ritmi di un sistema economico basato sulla concorrenza, sulla competitività e sul mercato. Così anche nei testi delle canzoni di quel primo decennio postbellico il tema della nostalgia e la diffidenza verso il nuovo emerge con evidenza. Da "Vecchia Roma" ('47) a "La signora di trent'anni fa" ('49), da "Vecchia America" ('51) a "Il fonografo a tromba" ('54), da "Vecchio scarpone" ('53) a "Vecchio frack" ('54) Ú tutto un elenco di sensazioni, ricordi, oggetti da riporre in soffitta. La stessa ispirazione nostalgica pervade naturalmente le canzoni vincitrici delle prime edizioni del Festival di Sanremo, da "Grazie dei fior" ('51) a "Vola colomba" ('52), da "Viale d'autunno" ('53) a "Tutte le mamme" ('54) e alla già menzionata "Buongiorno tristezza"('55). Per l'edizione del Festival del '55 arrivano le prime telecamere della TV e per le famiglie italiane scocca l'ora del cambiamento. La televisione di stato Ú ancora in fasce: ha iniziato le trasmissioni regolari in abbonamento solo nel gennaio del 1954. Ma il mistero di Sanremo con l'avvento della TV si rinnova di anno in anno davanti ad una massa crescente di spettatori come il prodigio del sangue di San Gennaro. Per i cantanti l' esame della TV diventa decisivo. Non basta più avere una bella voce, capace di dare espressione a tutte le sfumature del testo e ad imporsi all' orecchio degli ascoltatori per il timbro melodioso, l' estensione e la potenza vocale. Senza un' immagine adeguata, senza la capacità d' interpretazione dinanzi all' occhio della telecamera, senza l' esibizione di una personalità che attiri la simpatia degli spettatori, la voce del cantante diventa di per sÚ insufficiente a conquistare il pubblico televisivo. La TV porta quindi al rapido declino del cantante-interprete della tradizionale canzone "all'italiana" e, nel giro di pochi anni, al trionfo del primo moderno cantautore, cioÚ di Domenico Modugno che nel '58 con "Nel blu dipinto di blu" espugna Sanremo. Lo sviluppo del mercato discografico con l' affermazione del 45 giri, la diffusione del "juke-box", l' arrivo del rock'n'roll fanno il resto. La nuova canzone italiana, priva ormai di rimpianti per un passato completamente superato, comincia così a "Volare" portando con sè schiere di urlatori, di urlatrici e preannunziando il "boom" dei cantautori degli anni '60.
| PROGRAMMA |
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Arriva il Direttore |
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Fucilli-Fanciulli |
1954 |
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Bellezze in bicicletta |
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M.Marchesi-G.D'Anzi |
1951 |
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Come prima |
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Di Paola-Taccani-Panzeri |
1958 |
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Han rubato il Duomo |
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Pinchi-V.Panzuti |
1949 |
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Il fonografo a tromba |
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G.Giacobeui-A.V.Savona |
1954 |
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La signora di trent'anni fa |
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G.Leoni-O.Natoli |
1949 |
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La Topolino amaranto |
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Paolo Conte |
1975 |
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Mustafà |
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Gorni Kramer |
1946 |
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Nel blu dipinto di blu |
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F.Migliacci-D.Modugno |
1958 |
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No badrone! |
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Nisa-Fanciulli- Fucilli |
1951 |
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O mama mama |
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Conald-Dampa |
1948 |
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Papaveri e papere |
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Mascheroni-Panzeri |
1952 |
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Pasqualino marajà |
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F.Migliacci-D.Modugno |
1958 |
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Pescava i gamberi |
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M.Panzeri-V.Mascheroni |
1956 |
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Teresa non sparare |
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L.Chiosso-F.Buscaglione |
1957 |
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Un disco dei Platters |
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G.Giacobetti-A.V.Savona |
1958 |
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Vecchio frack |
 |
D.Modugno |
1954 |
 |
Vola colomba |
 |
Concina-Cherubini |
1952 |
|
|
|
|
Interpreti: Aleardo Caliari, Anna Priori e Alessandra Raichi
Al pianoforte: il Maestro Paolo Beretta
Autore: Aleardo Caliari
Regia di: Aleardo Caliari
Esigenze tecniche: A seconda degli allestimenti, da un minimo di pedana m. 3x4 al palcoscenico con boccascena di dimensioni m. 12x10. Pianoforte mezzacoda o verticale purché perfettamente accordato. € 3.000 + Iva 10%
Descrizione dello spettacolo
Una modesta compagnia d'avanspettacolo tenta di entrare alla radio adeguandosi ai nuovi gusti del pubblico degli anni '30. In un'Italia sempre eguale a se stessa un mondo di favoritismi e raccomandazioni sembra sul punto di inabissarsi. Il dilagare della musica americana, combattuta dal regime eppure trionfante, preannuncia il cambiamento. Petrolini satireggia l'eroe cinematografico e l'idiozia del secolo, ma gli ultimi non riusciranno a sistemarsi comunque e lo spettacolo in ogni caso dovrà andare avanti. Un'autentica Radio Days all'italiana dove le più celebri canzoni degli anni '30/'40 ritrovano freschezza e spontaneità. Ad esse, nella versione teatro di varietà , vengono affiancati gli intramontabili successi delle Big Band americane dell'epoca. Le prime trasmissioni radiofoniche in Italia iniziarono nell'ottobre del 1924 ma solo con la nascita dell'EIAR, nel novembre 1927, assunsero il ruolo di strumento centrale della propaganda di regime. Il fascismo, come Ú noto, prestò grande attenzione alle varie forme di comunicazione di massa, esercitando un controllo molto stretto su ogni forma di spettacolo, sottoposto a critica ideologica ed a censura. La canzone ebbe un trattamento di particolare riguardo e straordinaria diffusione proprio attraverso il mezzo radiofonico. Tramontati i CafÚ Chantant e chiusi i Tabarin (è del 1926 un decreto che ne provocò la chiusura) i locali suscettibili di frequentazione di massa erano i cinema, le sale da ballo ed i teatri di varietà ,. L'industria discografica aveva conosciuto una discreta espansione ma nei ceti popolari e piccolo borghesi, a differenza di Stati Uniti, Francia, Germania ed Inghilterra, era ancora difficile trovare chi possedesse un grammofono, mentre la radio a galena o, in minor misura, ad elettricità , raggiunse progressivamente la più ampia diffusione. Assieme alla propaganda di regime la canzone radiofonica entrò così in tutte (o quasi) le case, senz' altro in quelle dei grandi centri urbani della penisola. Sommando la diffusione dell' utenza radiofonica all' avvento del cinema sonoro, nel 1930, si può affermare che nel periodo che va dal 1930 alla fine della guerra si ebbero in Italia cambiamenti profondi nel modo di comunicare e novità sostanziali per la ridefinizione di una cultura di massa che si muoveva ormai su scala mondiale. La canzone italiana ebbe così una straordinaria fioritura confrontandosi ed assorbendo le novità provenienti non solo dalla vicina Francia, come tradizionalmente, ma anche e soprattutto dagli Stati Uniti d' America. L' arrivo dello swing (il cosidetto "ritmo sincopato") coincise con la formazione delle due grandi orchestre di Pippo Barzizza e di Cinico Angelini, le quali attraverso l' EIAR divennero note in tutta Italia e contribuirono, assimilando lo stile delle grandi orchestre jazz americane, anche alla diffusione di quello stesso Jazz che il regime (almeno a periodi alterni) avversava.
Tramontate ormai definitivamente le canzoni-feuilleton degli anni '20 (come "Balocchi e Profumi") l' Italia conobbe le canzoni che al mondo della perdizione (situato in città), impersonato da Gino Franzi, contrapponeva il perbenismo piccolo borghese di GabrÚ e soprattutto l' esaltazione della campagna e della guerra, il cui interprete ideale era Carlo Buti. La campagna equivaleva sempre all' "alba", all' "aurora", alla salute fisica e morale, la guerra ad esaltazione dell' avventura, generalmente di tipo esotico a sfondo sessuale, e di virile rigenerazione. La città viceversa equivaleva alla perdizione e alla lussuria, alle oscure insidie (così femminili!) della notte. Ciò non impedì che "Reginella campagnola", forse la canzone più nota del genere, nacque proprio in una nebbiosa sera dell'autunno del '38 a Porta Venezia, a Milano, e che comunque, al di là delle imposizioni di regime, la canzone campagnola degli anni Trenta corrispondesse a un autentico bisogno culturale di massa. La vocalità tenorile, i ritmi precisi delle danze popolari, il suono brillante della fisarmonica erano uno spontaneo manifestarsi dell' anima popolare che certamente nessun ordine gerarchico avrebbe potuto imporre se non fosse stato intimamente condiviso.
Certo un discorso a parte meritano alcuni autori-interpreti degli anni '30, sia perchè hanno saputo coltivare il filone della canzone dialettale, come Giovanni D'Anzi, accanto ad una straordinaria produzione in lingua, sia perchè hanno saputo satireggiare le mode di regime, come Rodolfo De Angelis, sia perché hanno saputo interpretare la "stupidità" del quotidiano, come Ettore Petrolini, in modo da presentarci quegli anni in maniera assolutamente emblematica del cosidetto carattere italiano, esprimendo attraverso le canzoni una creatività straordinaria e per certi versi rimasta ineguagliata soprattutto sotto il profilo squisitamente musicale.
| PROGRAMMA |
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A Capocabana |
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D'Anzi-Bracchi |
1944 |
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Abbassa la tua radio |
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Bracchi-D'Anzi |
1940 |
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Balocchi e Profumi |
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E. A. Mario |
1929 |
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Camminando sotto la pioggia |
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Erustaci-Macario |
1940 |
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Gastone |
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Petrolini |
1921 |
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Giacinto |
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Za Bum-Mascheroni |
1936 |
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La petite Tonkinoise |
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Villard-ChristinÚ-Scotto |
1906 |
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Le presento e raccomando |
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R. De Angelis |
1936 |
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Ma cos'è questa crisi |
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R. De Angelis |
1933 |
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Ma le gambe |
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Bracchi-D'Anzi |
1938 |
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Mille lire al mese |
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Innocenzi-Sopranzi |
1939 |
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Non dimenticar le mie parole |
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Bracchi-D'Anzi |
1937 |
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Partono i sommergibili |
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Ruccione-Zorro |
1940 |
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Pippo non lo sa |
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Rastelli-Panzeri-Kramer |
1940 |
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Quando la radio |
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Prato-Morelli |
1940 |
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Quel motivetto che mi piace tanto |
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D. Caslan-Galdieri |
1932 |
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Reginella campagnola |
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Bruno-Di Lazzaro |
1938 |
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Signora illusione |
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Bixio-Cherubini |
1939 |
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Tutti al passo |
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Borella |
1930 |
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Ziki Paki-Ziki Pu |
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Mendes-Mascheroni |
1934 |
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